Storia del vino

15 ottobre 2013

Gli uomini della preistoria impararono ben presto ad apprezzare il frutto commestibile di questa pianta, consumandone i grappoli oppure il succo appena spremuto. Un giorno, casualmente, qualcuno si accorse che il succo dell’uva, dimenticato in un rudimentale contenitore, aveva subìto una strana trasformazione. Il suo gusto era mutato e, soprattutto, l’assunzione della bevanda che ne era conseguita provocava piacevoli effetti nel corpo e nello spirito : siamo nell’età della pietra e più precisamente nel Paleolitico avanzato o nel Mesolitico, è cominciata la storia del vino!

La vite e la viticoltura hanno avuto inizialmente “vite separate”. Enormemente più lunga è la storia della pianta (oltre 100 milioni di anni), evolutasi sotto le sembianze di molte “specie” e di cui solo una è stata veramente resa domestica, mentre le altre sono rimaste praticamente selvatiche.

La viticoltura (cioè la domesticazione della vite) ha una storia molto più breve di quella della pianta: circa 10 millenni.

E’ presumibile che le prime talee di vite abbiano raggiunto la nostra penisola, in particolare la Sicilia e alcune regioni dell’Italia meridionale, ad opera di coloni provenienti dalle isole Egee e da Micene almeno 20 secoli a.C. Da essi le popolazioni locali apprendono la tecnica della coltivazione della vigna e l’arte di produrre il vino.

Un grande momento di espansione alla coltivazione della vite è rappresentato dalla nascente potenza di Roma. I legionari nei loro spostamenti la diffondono ovunque e così la vite varca i confini della penisola e si diffonde in tutte le terre occupate.

Saranno soltanto, dopo la caduta dell’Impero romano, le devastazioni provocate dalle invasioni germaniche seguite da ricorrenti epidemie e conseguenti terribili carestie a portare all’abbandono sempre più frequente della coltivazione della terra e a porre così un drastico freno alla coltivazione della vite.

Da tanto sfacelo e distruzione si salvano, fortunatamente, alcuni ordini religiosi che, nel chiuso dei loro monasteri e nelle loro vicinanze, ricreano oasi di pace e di serenità per le popolazioni che riprendono con fiducia la coltivazione della vite. A riguardo ci tengo a ricordare la sapiente opera dell’abate Dom Pérignon nonché pioniere della prestigiosa “maison” francese produttrice di champagne.

Agli albori del sec. XI, scampato il pericolo della tanto predicata fine del mondo, si assiste ad una entusiasmante rinascita di ogni attività. La coltivazione della vite rifiorisce e riprende con straordinario vigore.

L’uomo scopre nuovi continenti ma dalle Americhe, dove i coloni portoghesi, spagnoli e italiani hanno piantato con successo numerose varietà di viti europee, giungono alcuni terribili nemici che nel giro di pochi anni metteranno in ginocchio tutta la viticoltura del vecchio continente. Nella seconda metà dell’Ottocento due funghi microscopici oidio e la peronospora, ed un insetto, la fillossera concorreranno alla distruzione graduale del “vigneto Europa”. Saranno necessari diversi anni per scoprire i rimedi necessari per combattere questi flagelli e, sarà soprattutto con l’innesto delle varietà autoctone su piede americano resistente alla fillossera, che si ricostruiranno i vigneti delle nostre regioni. Ogni regione riacquista una sua fisionomia produttiva nel rispetto delle tradizioni ma con occhio attento all’evolvere dei consumi e alle esigenze dei mercati.

A partire dalla prima metà dell’800 si assiste ad uno straordinario sviluppo dell’industria enologica a livello mondiale. Nascono le prime scuole per l’insegnamento della viticoltura e dell’enologia e grazie anche al continuo progresso della ricerca scientifica migliora il livello qualitativo dei vini. Così la coltivazione della vite e la produzione del vino abbandonano l’empirismo e diventano discipline scientifiche.

Il gusto del consumatore, sempre più un conoscitore esigente, e la continua ricerca per migliorare la qualità, porta ad eliminare numerose varietà di vite, ormai obsolete e all’adozione di altre ritenute più adatte a dare vini di elevata qualità e di grande pregio.

Verso il 1960 sui mercati europei cominciano ad apparire alcuni eccellenti vini provenienti dalle terre transoceaniche. E’ l’inizio di una nuova era enoica.

I produttori europei di vino, particolarmente italiani e francesi, entrano in fibrillazione. La concorrenza però è stimolante e porta sinteticamente a questo risultato di grande interesse: alla produzione di vini di sempre più elevata qualità, capaci di competere e di ben figurare sui mercati di tutto il mondo.

Negli ultimi decenni i consumi di vino sono diminuiti, ma in compenso la qualità si è elevata. Si è cominciato a bere meno ma meglio.

Così il vino ha perso il suo ruolo di alimento per diventare fonte di piacere: si assapora un calice di vino perché è morbido, fruttato e non per approvvigionarsi di calorie.

Oggi una bottiglia di prestigio dona lustro e un tocco cosmopolita a chi lo acquista o lo regala.